PROCREAZIONE RESPONSABILE E METODI NATURALI

 

INTRODUZIONE      

Con la regolazione naturale della fertilità (che si giova di metodi diagnostici per l’individuazione del periodo fertile del ciclo mestruale allo scopo di evitare o di facilitare la gravidanza) la coppia  intende  gestire la procreazione in modo responsabile, nel pieno rispetto della totalità e della peculiarità dell’atto coniugale. I metodi naturali, quindi, non sono da confondere col cosiddetto controllo della fertilità che si esplica attraverso tecniche di tipo contraccettivo, intercettivo o contragestativo, tutte riduttive dell’atto coniugale ed antropologicamente dissolutive. La fertilità, in tal caso,  non è più vista come prezioso valore della coppia che,  tesa ad un uso consumistico ed edonistico della propria sessualità,  attraverso il controllo cerca, invece, di sopprimerla.

    Negli ultimi decenni si sono affermati metodi naturali, quali i metosi sintotermici ed il metodo Billings, che presentano una efficacia paragonabile e sovrapponibile ai migliori metodi contraccettivi, pur permettendo ai coniugi di restare protagonisti e responsabili nei confronti della trasmissione della vita. Il riconoscimento dei segni e dei sintomi del periodo fertile è, infatti, alla portata di tutti e non presuppone lunghe fasi di apprendimento, né la conoscenza di nozioni mediche approfondite. Concetto fondamentale è che i metodi naturali non sono prerogativa della donna, ma della coppia: i coniugi sono chiamati ad apprenderli insieme, sviluppando tra loro un dialogo aperto e profondo che li porti a comprendere che il rapporto sessuale non è fine a se stesso (uso dell’altro a scopo edonistico), ma è esperienza di comunione intima e profonda attraverso la corporeità.

    Da quanto detto finora è evidente che l’apprendimento dei metodi naturali si inserisce in un più ampio cammino educativo della coppia che, maturando e rinnovando la propria vocazione matrimoniale, la concretizza in uno stile di vita che li vede crescere giorno per giorno nella “unione tra loro a tutti i livelli, dei corpi, dei caratteri, dei cuori, delle intelligenze e delle volontà, delle anime...”[1], poiché tutto, anche l’unione fisica, diventa segno della comunione spirituale. Non ci sono  più progetti o realizzazione personale, ma una realizzazione della coppia, così come non c’è più posto per un appagamento sessuale egoistico; anche  i momenti di rinuncia dell’atto sessuale, se motivatamente fondati, possono diventare momenti di crescita della coppia che cementa la sua unione nella responsabilità condivisa. 

 

 

 

METODO DEL RITMO (OGINO – KNAUS)

         In base a questo metodo si considera fertile il periodo che va dal 19° al 12° giorno prima della mestruazione. E’ un metodo poco attendibile a causa della variabilità fisiologica dei cicli. Per aumentare il  margine di sicurezza la donna è invitata a prendere nota di 6 – 12 cicli  in successione; tuttavia stress psico-fisici, malattie, viaggi, ecc. riducono ancora di più l’attendibilità del metodo, per cui si preferisce associarlo alla misurazione della temperatura basale (Metodo Ciclo-termico) o alla rilevazione di segni e sintomi di fertilità (Metodi Ciclo-Sinto-Termici).

METODO DELLA TEMPERATURA BASALE

         Consiste nella misurazione quotidiana della temperatura corporea  in condizioni di assoluto riposo, al mattino al risveglio, alla stessa ora e sempre per la stessa via (orale, rettale o vaginale).

         Nella II fase del ciclo ovarico, con la produzione di progesterone da parte del corpo luteo, si ha aumento della temperatura corporea di almeno 0.2°C. Tale aumento è collegato, quindi, all’ovulazione[2], cui segue la formazione del corpo luteo. L’ovulazione avviene tra il 4° e il 6°                         giorno precedente il rialzo termico ed il 2° giorno della stabilizzazione della temperatura a livello più alto. Perciò tale metodo serve solo a riconoscere il periodo non fertile post-ovulatorio che ha inizio a partire dal 4° giorno di temperatura stabilizzata a livello alto.

         A volte, tuttavia, il rialzo termico può essere difficile da riconoscere perché atipico (graduale, intermittente, ecc.); inoltre malattie febbrili, cambiamento delle abitudini di vita, ingestione di grosse quantità di alcool o uso di farmaci (es. farmaci tiroidei, progesterone, ecc.) possono essere cause aspecifiche di rialzo termico. Durante l’allattamento totale al seno e in premenopausa  questo metodo è poco attendibile a causa delle irregolarità del ciclo.

METODO CICLO – TERMICO

         Associa il calcolo, fatto col Metodo del Ritmo, dei giorni non fecondi pre-ovulatori ai giorni non fertili post-ovulatori rilevati col Metodo della Temperatura Basale. La sua bassa efficacia è legata al Metodo del Ritmo, essendo il Metodo della Temperatura Basale molto più sicuro.

METODI SINTO – TERMICI

         Sono molto efficaci se ben usati. Per la determinazione del periodo fertile associano il Metodo della Temperatura Basale alla rilevazione di sintomi, quali: secrezione del muco cervicale[3], modificazioni del collo dell’utero, sanguinamento ovulatorio o spotting (piccole perdite di colore rosa, rosso o marrone, legate al massimo aumento degli estrogeni che precede l’ovulazione), dolore ovulatorio, tensione mammaria. Possono associarsi altri sintomi soggettivi, quali aumento di peso, modifiche del desiderio sessuale, modifiche dell’umore, modifiche dell’appetito, comparsa di acne, emicrania, aumento della sensibilità agli odori, ecc.

METODO DELLA OVULAZIONE O DI BILLINGS

         Si basa sulla percezione di una sensazione di lubrificazione della vulva in vicinanza dell’ovulazione. Ha un’efficacia sovrapponibile a quella dell’uso della pillola estro-progestinica.

         Dopo la mestruazione la donna avverte un senso di “asciutto” ai genitali esterni (“giorni asciutti” che possono mancare nei cicli molto brevi); con la maturazione del follicolo ovario aumentano gli estrogeni immessi nel sangue (estrogeni urinari > 15 ng/24h) e a livello vulvare viene avvertito una sensazione di umidità dovuta alla produzione, da parte del collo dell’utero, di un muco sempre più fluido, filante e trasparente. L’ultimo giorno in cui viene avvertito il senso di bagnato prende il nome di “giorno del picco” e corrisponde al momento di massima fertilità.

         Finché persiste il senso di bagnato, anche se il muco si riduce, non c’è ancora il picco, che è riconosciuto solo “a posteriori”, cioè col ritorno del senso di “asciutto” legato alla produzione di muco denso e appiccicoso. L’ovulazione si ha di solito un giorno dopo il picco; sempre, comunque, si verifica in un intervallo compreso tra 3 giorni prima e 2 giorni dopo il picco. Quindi il periodo di potenziale fertilità va dall’inizio della sensazione di “bagnato” fino al 3° giorno dopo il picco. In questo periodo è possibile ricercare o evitare una gravidanza.

         Da quanto detto ne deriva che la misurazione della temperatura basale non è necessaria, salvo che nei casi di patologia del collo uterino (deputato alla produzione del muco). La presenza di perdite patologiche di solito non è tale da rendere il metodo inutilizzabile. Il vantaggio del Metodo Billings è che esso può essere applicato anche in caso di cicli irregolari, anovulatori, dopo il parto, durante l’allattamento, in premenopausa, dopo l’uso della pillola estro-progestinica.

 

 

 



[1]   Cf.  Familiaris Consortio , N° 19.

[2] L’ormone follicolo-stimolante (FSH) e l’ormone luteinizzante (LH), secreti dal lobo anteriore dell’ipofisi,        all’inizio del ciclo mestruale di norma subiscono un incremento necessario per stimolare la maturazione dei follicoli ovarici (ad opera dell’FSH), nonché, successivamente, l’ovulazione e la luteinizzazione degli stessi  (ad opera dell’LH). Le cellule della teca interna del follicolo in maturazione secernono estrogeni; intorno al 14° giorno del ciclo si ha l’ovulazione e le cellule follicolari della granulosa e della teca proliferano formando il corpo luteo, le cui cellule (luteiniche) secernono estrogeni e progesterone.

[3] Il muco secreto dalle ghiandole mucipare cervicali all’inizio del ciclo è scarso, ma denso ed vischioso,      impraticabile agli spermatozoi. L’aumento del livello ematico degli estrogeni secreti dal follicolo ovarico in maturazione rende il muco sempre più fluido e ricco in componente acquosa, con allineamento in parallelo delle sue trame glicoproteiche (micelle) che formano una sorta di canali preferenziali per gli spermatozoi che possono in tal modo facilmente raggiungere le cripte cervicali e l’utero. Il progesterone secreto dal corpo luteo, viceversa, rende di nuovo il muco scarso e denso.