L’UOMO, ESSERE VIVENTE

L’uomo, in quanto essere vivente, sottostà alle leggi biologiche; ma cos’è che caratterizza gli esseri inanimati rispetto ai viventi e, tra questi, cosa peculiarizza l’uomo?

Secondo la visione meccanicistica (dei materialisti in genere) il vivente è un aggregato di sostanze interagenti tra loro con meccanismo chimico-fisico; in tal modo non si fa differenza sostanziale tra essere inanimato ed animato, essendo quest’ultimo solo dotato di maggiore complessità.

Il vitalismo (Aristotele, S.Tommaso, ecc.), invece, ammette solo nel vivente l’esistenza di un principio vitale comunemente chiamato anima.( S. Tommaso nella Summa Theologica così si esprime: "Principio della vita nei viventi è l’anima: infatti chiamiamo animati gli esseri viventi e inanimati quelli privi di vita"). L’anima è costitutivo essenziale (cioè sostanza, non accidente), ma incompleto del vivente, poiché solo unendosi alla materia acquista completezza. Poiché esistono differenti attività vitali, distinguiamo con Aristotele tre tipi di anime che valgono a differenziare tra loro gli esseri viventi.

Possiamo definire vivente l’essere che è capace di un movimento immanente (che muove lo stesso soggetto agente che è capace, per dirla con Aristotele, di far passare se stesso dalla potenza all'atto) autoperfezionante (che perfeziona, arricchisce il soggetto agente). Questa capacità, assente nei non viventi, varia in modo quali-quantitativo a seconda del grado di complessità e di perfezione del vivente; tuttavia anche ai più bassi livelli ritroviamo tre attività immanenti autoperfezionanti sempre presenti: la nutrizione, attraverso la quale l’organismo converte in sostanza propria gli alimenti (l’anabolismo è un forma di arricchimento, di autoperfezionamento) e ne ricava energia; la crescita, che avviene attraverso stadi successivi ed irreversibili, nei quali viene conservata l’unità e l’identità dell’individuo che cresce; la riproduzione, che nasce da una spinta immanente all’organismo ed è finalizzata alla conservazione della specie.

I vegetali sono esseri viventi capaci soltanto dell’esecuzione del movimento immanente (nutrizione, crescita, riproduzione); gli animali operano non solo in riferimento all’esecuzione, ma anche in riferimento alla forma ( modalità di esecuzione) recepita con l’attività conoscitiva (es. la percezione della preda) ed in riferimento al fine (es. nutrizione); anche l’uomo opera in riferimento all’esecuzione, alla forma ed al fine, ma la differenza fondamentale è che egli non agisce per puro istinto come gli animali, ma può scegliere liberamente in quanto dotato di conoscenza intellettiva. In altre parole la natura istintuale, che domina gli animali, non domina l’uomo. Le piante hanno, dunque, una vita vegetativa o fisiologica; gli animali e l’uomo hanno in più una vita psichica, distinta in vita sensitiva (conoscitiva ed appetitiva) e vita intellettiva (conoscitiva e volitiva).

Con i sensi l’uomo entra in possesso della realtà che lo circonda; tutte le sensazioni arrivano poi ad un centro, il senso comune, la cui funzione è quella di unificare le varie sensazioni, riferendole all’oggetto percepito. Questo primo livello di conoscenza, essendo legato ai sensi, è concreto, intrinsecamente dipendente dall’organismo biologico ed è proprio anche di molti animali.

Il secondo livello della conoscenza, specifico dell’uomo, è quello intellettivo: tutti i dati provenienti dai sensi arrivano all’intelletto che "pensa", cioè conosce attraverso le tre attività della concettualizzazione, del giudizio, del ragionamento.

La concettualizzazione è istantanea, ma implica diversi passaggi. Essa è un "concepire dentro" quel nuovo essere che è il concetto (dal latino conceptus = il contenere, ma anche concezione in riferimento alla maternità), contenuto specifico elaborato a partire dall’esperienza del reale. Una volta concepito, questo contenuto sopravvive alla materia cui si riferisce, poiché esso è immateriale; inoltre è universale, cioè riferibile a tutte le realtà fisiche che contengono le stesse caratteristiche essenziali; infine è astratto, non ha cioè i particolari propri di ciascuna delle realtà fisiche cui si riferisce. La mente umana ha la capacità di intus legere, cioè leggere dentro la realtà per astrarne il concetto, cosa che la sola conoscenza sensitiva non consente; quest’attività, non riducibile a sola materia, è vista dai vitalisti come prova della spiritualità dell’uomo. I concetti, che possono riguardare cose materiali, ma anche cose immateriali (es. libertà, giustizia), sono manifestati col linguaggio. Pur essendovi una varietà di lingue che continuamente si evolvono, la comunicazione verbale è tuttavia sempre concettuale, analoga, simbolica e permette ad uomini di culture diverse di comunicare tra loro. Con gli animali, invece, non è possibile comunicare, e ciò vale a distinguere l’intelligenza umana da quella animale ed artificiale. Anche animali che comprendono fino a 200 parole e sanno rispondere a domande non raggiungono l’intelligenza umana; dopo tutto, ci sono convegni umani sull’intelligenza animale e non viceversa.

Se definiamo l’intelligenza umana solo come capacità di ricevere e dare informazioni non riusciamo a coglierne l’essenza; essa è anche questo, ma ha la capacità peculiare di costruire le informazioni; prima di concretizzare un’opera, l’uomo l’ha già realizzata nella sua mente. Egli cioè, elabora le informazioni ricevute e prende decisioni ponendosi sul piano superiore dei fini e dei valori (economici, sociali, ecc. o anche valori superiori) che non provengono sic et sempliciter dall’ambiente; chiedendosi dei "perché" a catena l’uomo può fare delle generalizzazioni sempre più ampie fino a giungere a domande di tipo esistenziale. Non c’è dubbio che comportamenti animali indicano in essi una qualche intelligenza e capacità decisionali: il leone, ad es., caccia la preda ed il castoro costruisce dighe. Ma gli animali rispondono sempre a stimoli ambientali (i castori erigono dighe anche davanti ad altoparlanti che riproducono il rumore dell’acqua), mentre l’uomo è capace anche di prevedere e decidere in base a parametri astratti.

Sia il ragionamento che il giudizio sono generati da un processo discorsivo-razionale che, per tappe, genera l’acquisizione di nuove conoscenze; ciò è legato alla dimensione organica dell’uomo.

Accanto alle attività descritte, che sono di tipo conoscitivo, ci sono le attività tendenziali. La realtà entra nell’uomo con la conoscenza, poi questi, a sua volta, tende verso la realtà. Distinguiamo tendenze sensitive, che seguono la conoscenza sensitiva, e tendenze intellettuali che implicano la volontà liberamente espressa. La volontà è la capacità dell’uomo di tendere verso un bene presentatogli dalla conoscenza intellettiva; a differenza degli animali, nell’uomo la tendenza sensitiva prepara quella intellettuale.

Ma l’uomo non è solo dotato di attività tendenziali: in lui c’è anche affettività, uno stato soggettivo che non ha un oggetto diverso da quello sensitivo-tendenziale-conoscitivo, ma che è semplicemente spoglio di tutte le componenti oggettive; essa è sempre legata alla conoscenza e alla tendenza. Ad esempio: so (conoscenza sensitiva) di aver vinto un premio (conoscenza intellettiva) e gioisco (afettività).