Il termine ecologia indica, secondo la definizione data dal biologo tedesco Haeckel nel 1866, lo "studio delle relazioni tra gli organismi e il loro ambiente". E’ a partire dagli anni sessanta che l’ecologia ha incominciato ad assumere una connotazione autonoma, avvalendosi di un contributo sempre più multidisciplinare, poiché è emersa la consapevolezza che l’ambiente non è solo un luogo in cui l’uomo e le altre specie viventi vivono, ma è anche una risorsa (non illimitata) che permette la vita stessa. In particolare si è compreso che non si può gestire l’ambiente in modo indiscriminato, asservendo tutto alle esigenze economiche, perché la tecnologia di cui oggi disponiamo non serve solo a dominare la natura, ma ne sconvolge il delicato equilibrio, mettendo in serio pericolo la sopravvivenza della specie umana e della vita in genere.
Il rapporto uomo-ambiente è cambiato nel corso dei secoli, assumendo aspetti diversi in stretta connessione con la civiltà che lo esprimeva. La civiltà primitiva utilizzava le risorse che la natura spontaneamente offriva all’uomo (vegetali, frutta, caccia, pesca). La civiltà agricola, non più nomade, coltivava il suolo, allevava e si serviva di animali, ha dato impulso al sistema economico-commerciale, ha tramandato la propria cultura; questa civiltà, ancora presente in alcune parti della terra, si è protratta fin verso la fine del 1700. Successivamente, con la comparsa della "macchina", la civiltà si è profondamente trasformata, diventando civiltà industriale. La macchina, estendendo notevolmente le capacità dell’uomo, non solo ne ha modificato lo stile di vita e la cultura, ma gli ha permesso, per la prima volta in modo sostanziale, di modificare in modo diretto od indiretto l’ambiente. Mentre compariva il fenomeno dell’urbanizzazione (col volto delle città cambiato dalle fabbriche) e scompariva il modello di famiglia patriarcale, la sempre più diffusa industrializzazione, la pianificazione dell’agricoltura e l’incremento dei trasporti hanno migliorato le condizioni di vita dell’uomo; tuttavia hanno anche introdotto profonde modificazioni ambientali che hanno messo in serio pericolo la salute umana. Quella che noi oggi stiamo vivendo è la civiltà tecnologica, che trova le sue figure emblematiche nella fisica quantistica, nei voli spaziali, nell’ingegneria genetica e nell’informatica. Essa, sempre più asservita alle esigenze dell’economia, è caratterizzata dall’accentuarsi dell’opera di devastazione sull’ambiente: ci riferiamo in particolare alle ripercussioni dell’energia atomica, della tecnologia industriale e delle manipolazioni genetiche sull’habitat, tematiche oltretutto strettamente interdipendenti, poiché, ad esempio, anche l’energia atomica, contaminando l’ambiente, può causare danni genetici.
Escludendo le valutazioni sul rischio di un conflitto nucleare contro le cui conseguenze, vale la pena di ricordarlo, la scienza non può offrire alcuna reale difesa, c’è da considerare che anche l’uso pacifico dell’energia nucleare comporta sempre un rischio, non azzerabile, da rapportare al vantaggio che se ne ricava. In realtà questo ragionamento è pericoloso, poiché potrebbe indurre ad accettare che alcune persone muoiano (es. per tumore da esposizione a radiazioni) perché altre possano ricavarne un beneficio (es. posti di lavoro o guarigione da malattie). Più giusto è parlare di ottimizzazione, cioè l’adozione di un criterio che, mentre riduce al minimo i rischi per gli operatori, salvaguarda le esigenze sociali in termini di benefici e contenimento della contaminazione ambientale.
Per ciò che concerne l’inquinamento industriale è fin troppo noto come l’uso di pesticidi e diserbanti in agricoltura e di additivi nell’industria alimentare rendano gli alimenti nocivi per la salute dell’uomo; come pure è ancora vivo il ricordo di disastri ecologici legati a carenza di efficaci norme protettive in centri industriali e nucleari (es. Seveso e Chernobyl), mentre è di tutti i giorni il riscontro di una sempre più accentuata contaminazione delle acque (dolci e marine) e dell’aria atmosferica a causa degli scarichi delle industrie e delle auto. L’elenco potrebbe ancora continuare: la riduzione dell’ozono, l’effetto serra, la deforestazione progressiva…
L’impressione che si ha è che la macchina tecnologica, una volta avviata, diventi inarrestabile, travolgendo lo stesso uomo che l’ha creata. In realtà le cose non stanno così: anche se la tecnologia tende a travalicare l’uomo, questi resta certamente artefice del proprio destino ed ha la capacità ed i mezzi (sia pure, nell’immediato, antieconomici) per correre ai ripari prima che i processi di degradazione dell’ambiente diventino irreversibili. Un intervento legislativo non occasionale e frammentario, ma continuo ed attento a queste "nuove" istanze appare quanto mai opportuno per favorire l’impiego di tecnologie correttive. Nel contempo un serio programma educativo che coinvolga scuola e famiglia è certamente una strada lunga ma necessaria per forgiare le nuove menti al rispetto dell’etica dell’ambiente e, in definitiva al rispetto dell’uomo stesso. Questi, ridimensionandosi, deve imparare a custodire la natura in modo responsabile poiché, se è vero che egli può modificare l’ambiente, questo, a sua volta, ne condiziona lo stato di salute psico-fisico.