LA PERSONA UMANA
Perché luomo è persona?
Il
termine persona deriva dal greco p
r o
s w
p o
n che
significa volto, viso, ma indica anche la maschera, utilizzata dagli antichi
attori greci, dotata di una cavità ad imbuto posta davanti alla bocca per
amplificare la voce (per-sono: suonare in tutte le direzioni). La
traduzione latina di p r o
s w
p o
n è
persona, che significa maschera, ma anche personaggio (mimesi
per Aristotele), ciò che l’attore rappresenta tramite la maschera; è con le
dispute conciliari dei primi secoli del cristianesimo che, per definire la
natura della Trinità e di Cristo, venne adottato il termine persona che, perso
il significato di maschera, si identificò con upostasiV
(= sostanza, fondamento, reale essenza in
opposizione all’apparenza). Severino Boezio (V secolo), in riferimento alla
duplice natura di Cristo, definì la persona come "sostanza individuale
di natura razionale". (S. BOEZIO, definito
"l’ultimo dei romani e primo degli scolastici", si propose il
compito di diffondere nel mondo latino la cultura greca (in particolare le opere
di Platone ed Aristotele che egli tradusse e commentò). La sua opera più
famosa è "De consolatione philosophiae", nella quale egli fa dire
alla filosofia che "Dio è la felicità stessa".)
Il
termine sostanza è da intendersi, con Aristotele, come ciò che esiste
di per sé e che gli permette di acquisire i principi di identità, continuità
e permanenza nell’essere, nonostante i possibili cambiamenti
accidentali.
(L’accidente è sostenuto dalla sostanza ed ha
bisogno di essa per esistere, ne diventa parte e la modifica, qualificandola.
Talora questa modifica è "sostanziale", nel senso che provoca un
cambiamento della sostanza (es. la morte è cambiamento sostanziale dell’uomo)
La persona (corpo +
anima) è sostanza perché è realtà che esiste in sé e contiene una pluralità
di accidenti; anche se il progredire dell’età comporta una serie di
cambiamenti, questi non incidono sull’identità (consapevolezza di essere
sempre se stesso), perché la corporeità si sviluppa e si differenzia
attraverso un processo unitario, senza salti di continuità.
La
sostanza “persona” propriamente è un individuo concreto, una persona
al singolare che ha una sua armonia interna. In filosofia la parola individuo è
un termine tecnico che significa individuum in se, divisum a quolibet alio.
L’individuo, come persona, è unico ed irripetibile: la clonazione, ad
esempio, non darà mai origine alla duplicazione esatta di un individuo, poiché
l’organismo clonato avrà formazione, esperienza, caratteristiche individuali
diverse dal modello. Anche biologicamente diversa sarà l’interazione con i
mutati fattori ambientali.
Ciò
che caratterizza la persona umana è la natura ragionevole, carattere
peculiare dell’uomo che implica una reditio completa, cioè la capacità
di “ritornare su se stesso” (=
essere sempre presente a se stesso) attraverso l’autocoscienza e
l’autodeterminazione.
In
quanto essere dotato di intelligenza e volontà, l’uomo è per natura essere
spirituale; lo spirito, da parte sua, è aperto all’infinito, tende a
superare ogni limite, ovvero tende all’infinito, all’Assoluto. Possiamo
dunque affermare che la persona umana è aperta all’Assoluto: con
l’intelligenza essa sa cogliere e
collegare il finito all’infinito, mentre è spinta a conoscere sempre più e
meglio (il vero); con la volontà essa persegue in modo illimitato ciò che può
pienamente realizzarla (= ciò che è bene per lei). La persona umana, dunque,
tende al Vero e al Bene Assoluto e lo fa in modo autonomo, senza bisogno di
intermediari, proprio perché direttamente aperta all’Assoluto. Essa, perciò,
è fine in se stessa, in quanto autonomamente realizza se stessa
attraverso questa apertura e partecipazione: in ciò consiste la vera dignità
dell’uomo, che è sola dell’uomo e non, ad esempio, delle piante e degli
animali che hanno bisogno della persona umana per partecipare dell’Assoluto.
Ne
consegue che: non può esservi strumentalizzazione
dell’uomo, che è solo “fine”, mai “mezzo”; in virtù della
dignità naturale che le deriva dall’essere “fine”, solo la persona
ha dei diritti (alla vita, alla salute, alla libertà di pensiero, ecc.); le
leggi, nel regolamentare le attività degli uomini, sono ordinate al bene delle
persone e, attraverso queste, al bene della società.