Bioetica e sessualità                                               

Tratteremo specificamente dei metodi anticoncezionali e della fecondazione artificiale; degli orientamenti etici sull’aborto si è già parlato a proposito del rapporto tra embrione umano e persona.

Innanzitutto occorre fare distinzione tra:

La scelta del metodo di pianificazione familiare è in relazione, dunque, all’orientamento etico dei genitori e non può prescindere dalla retta conoscenza dei meccanismi con cui i mezzi usati agiscono. Troppo spesso, invece, ancora oggi la sessualità è affrontata in modo superficiale, senza l’adeguato bagaglio culturale etico – scientifico che la società, la scuola in particolare, è chiamata a dare. In più la fertilità è tendenzialmente vista come un problema al femminile, inquadrata nel contesto generale del diritto alla libertà sessuale.

La fecondazione artificiale include tutta una serie di tecniche che, come il nome stesso dice, mirano a sostituirsi alla fecondazione naturale (coito) per assicurare una discendenza alla coppia in caso di sterilità maschile, femminile o di coppia. Nell’ambito di queste tecniche, data l’importanza e la rilevanza assunta dalla FIVET (Fecondazione In Vitro con Embryo – Transfer), faremo cenno solo a quest’ultima.

Occorre, tuttavia, prima distinguere la fecondazione artificiale omologa da quella eterologa. La prima utilizza i gameti della coppia, mentre la seconda si serve degli spermatozoi o delle cellule – uovo appartenenti a donatori.

La FIVET comporta una preparazione preliminare della donna che è sottoposta a stimolazione ovarica, artificialmente indotta, che causa la maturazione di più oociti pressoché in contemporanea; questi vengono poi prelevati chirurgicamente attraverso la parete addominale e trasferiti in terreni di coltura dove vengono aggiunti gli spermatozoi per la fecondazione. A 32 – 76 ore dalla fecondazione alcuni embrioni, allo stadio di sviluppo di 8 – 16 cellule, sono introdotti nell’utero materno; i restanti embrioni vengono congelati per essere eventualmente utilizzati in caso di insuccesso del primo tentativo. Degli embrioni trasferiti in utero, infatti, solo il 19% danno origine a gravidanze e di queste giungono felicemente a termine il 10 – 15% rispetto agli embrioni utilizzati (cioè quelli impiantati, senza contare quelli congelati, non riportati nelle statistiche).

I problemi etici della fecondazione artificiale in generale e della FIVET in particolare sono legati, nella forma omologa, alla perdita degli embrioni e alla riduzione della fecondazione ad un fatto tecnico. Nella forma eterologa ci sono ripercussioni sull’identità biologica, psicologica e giuridica del nascituro e sull’unità matrimoniale; inoltre le cose si complicano quando si fa ricorso alle cosiddette "surrogate mothers". Non vanno infine sottovalutati il rischio di utilizzare queste tecniche con finalità eugenistica e il pericolo di complicanze, per la madre e per l’embrione, legato all’uso della fecondazione in vitro.