BIOETICA E GENETICA

La genetica negli ultimi venti anni ha subito una vera rivoluzione, tanto da arricchirsi di un nuovo termine, la genomica, campo della genetica che studia il patrimonio genetico umano (cinque anni fa è stato avviato il progetto genoma umano, progetto multinazionale che si è da poco concluso e che ha portato alla conoscenza di tutto il DNA umano). I mass media hanno dato grande rilevanza all’avvenimento, poiché si è capito che tutto ciò non riguarda solo i laboratori e gli ospedali, ma la società e il suo futuro, ed è stato posto l’accento sui pericoli che la manipolazione genetica può comportare. Certamente con l’ingegneria genetica si potranno eradicare molte malattie ereditarie, ma, particolarmente per ciò che riguarda gli interventi sulle malattie legate ai cromosomi sessuali (le cui modifiche sono trasmesse alle generazioni successive), non se ne conoscono ancora le possibili conseguenze sull’equilibrio genetico di tutta la popolazione. Inoltre questi interventi vengono fatti allo stadio embrionale, e ciò da un lato pone delle incognite sugli effetti sull’organismo adulto, dall’altro, allo stato attuale delle cose, crea il problema etico della perdita degli embrioni, poiché occorre sacrificare molti embrioni prima che in uno di essi si realizzino le modifiche genetiche volute.

Altra problematica è quella legata al ricorso, sempre più frequente, ai test diagnostici genetici. Questi possono essere di tipo predittivo quando indicano le probabilità di insorgenza di una malattia che, tuttavia, è a genesi multifattoriale (cioè può dipendere anche, ad esempio, da fattori ambientali, come nel caso dei tumori della mammella e dell’ovaio); possono però essere anche test presintomatici, cioè rivelatori di alterazioni genetiche che invariabilmente portano alla malattia conclamata (es. corea di Huntington, che compare intorno ai 40 – 45 anni e porta a morte in 20 anni).

I vantaggi dei test genetici sono legati alla sorveglianza su persone a rischio elevato di malattia familiare, perché all’azione conoscitiva possa far seguito la prevenzione ed, eventualmente, la terapia; possono inoltre essere impiegati nello screening delle malattie genetiche per individuare i portatori sani ed aiutarli nella pianificazione familiare.

I problemi etici nascono quando questi test sono utilizzati, in epoca prenatale, a scopo abortivo; inoltre, in un possibile prossimo futuro, si potrebbe arrivare ad una carta di identità genetica che potrebbe rendere i portatori di tare ereditarie oggetto di discriminazione da parte del datore di lavoro, delle assicurazioni, del partner.

Per clonazione si intende quel procedimento attraverso il quale si ottiene un insieme di individui geneticamente identici (clone, dal greco k l w n = ramo, virgulto), tutti derivati dallo stesso organismo. Il vantaggio di questa tecnica sta nel fatto che è possibile ottenere "copie" di individui che possiedono doti particolari (individui, quindi, già adulti) e ciò fa immediatamente pensare a persone straordinariamente intelligenti o forti, ad animali pregiati, ecc. Sono stati clonati topi e pecore (Dolly), sarà clonato anche l’uomo? Ci avviamo verso una società "controllata"? Per ora possiamo solo dire che la clonazione ha un suo limite nel fatto che l’età del nuovo individuo parte dall’età della cellula d’origine (cioè l’età che ha l’individuo da cui è prelevata la cellula da clonare); inoltre non va dimenticato che ciò che rende "unico" l’individuo non dipende solo dal suo corredo genetico, ma anche dalla formazione e dalle esperienze che egli acquisisce nel rapporto con l’ambiente.

Un’ultima considerazione va fatta sugli alimenti transgenici. Grazie alla ingegneria genetica oggi si possono ottenere, ad esempio, frutta ed ortaggi più grandi e con maggior potere alimentare, o anche animali da macello che raddoppiano la massa muscolare. Quali potranno essere le conseguenze sull’ecosistema? Certamente la biodiversità (diverso corredo genetico) è garanzia per la sopravvivenza delle specie, poiché se, per ipotesi, un virus colpisce una specie vivente, ci saranno alcuni individui di essa che saranno in grado di sopravvivere, garantendone la continuità. Ma le specie transgeniche, se "costruite" in modo uniforme, non saranno sotto questo aspetto più fragili?